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L' IMPRESARIO DELLE CANARIE - Teatro Caio Melisso - Spoleto (Pg) 15-16-17 Settembre 2017

L' IMPRESARIO DELLE CANARIE - Teatro Caio Melisso - Spoleto (Pg) 15-16-17 Settembre 2017
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INTERMEZZI DEL ‘700

L’IMPRESARIO DELLE CANARIE

Dorina e Nibbio - Intermezzi

Edizione critica a cura di Claudio Toscani

In collaborazione con il Centro Studi Pergolesi – Università degli Studi di Milano

Libretto di Pietro Metastasio

Musica di Domenico Sarri

Cembalista e Concertatore Pierfrancesco Borrelli

Regia Giorgio Bongiovanni

Solisti del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto A. Belli

Nuovo allestimento

L’impresario delle Canarie - Il Teatro allo specchio

Il Teatro che prende in giro sé stesso è sempre stato oggetto di riso sin dai premi decenni del ‘700; cioè da quando cantanti, impresari, prime donne, musicisti, scenografi, insieme a tutta la schiera di personaggi che gravitano intorno all’ambiente teatrale, hanno cominciato a dar spettacolo di sé stessi e delle proprie miserie. Personaggi per lo più improbabili, ridicolmente leziosi o inutilmente altezzosi agli occhi della gente comune che, indaffarata nelle pratiche quotidiane, non riusciva a comprendere (e dunque a perdonare) capricci e puntigli insensati.

I testi teatrali, in musica o in prosa, hanno dunque spesso riso di questa sgangherata accozzaglia di teatranti.

Nel 1724 Metastasio inventa per questo intermezzo il personaggio dell’impresario che non bada a spese e rischia di rovinarsi pur di ingaggiare la capricciosa e vezzosa prima donna. Ma entrambi questi personaggi non sono che il primo modello di una lunghissima serie di caratteri simili: Benedetto Marcello pochi decenni più tardi li deriderà nel suo “Il Teatro alla moda”; e addirittura Goldoni, più tardi, ne “L’impresario di Smirne” manterrà lo stesso nome di Nibbio per il sensale di opere nella sua commedia.

Ma fin qui è storia.

Quel che appare sbalorditivo è che oggi, nell’epoca di internet a del digitale, quei personaggi non siano estinti. Oggi sono illuminati da laser e led, agiscono su palcoscenici computerizzati; eppure sono ancora lì, in camerino o dietro le quinte, a litigare per una piuma sulla parrucca, a fingere malori per evitare una prova, a contare gli acuti di un ruolo.

Non c’è niente di più incredibilmente immutabile dei teatranti. Non so se è un bene o un male, ma è così. Il cantante che non sa leggere la musica, il poeta che non sa scrivere i versi, il musicista che non sa solfeggiare, l’organizzatore che favorisce la cantante “compiacente”… sono solo caratteri buffi del teatro settecentesco?

L’impresario delle Canarie ci mette davanti a un impietoso spettacolo in cui il palcoscenico rispecchia sé stesso, e restituisce agli spettatori moderni la stessa ridicola galleria di vizi, meschinità, capricci e vigliaccherie di cui è fatta la nostra società contemporanea.

Esattamente questo è il potere del Teatro: come in uno specchio ci mostra il nostro ritratto, spietatamente reale. Noi siamo così, come questi cantanti e questi impresari di tre secoli fa. E non possiamo che ridere di noi stessi.

Giorgio Bongiovanni

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