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ATTI OSCENI - Auditorium della Stella - Spoleto (Pg) 14-15-16 Luglio 2017

ATTI OSCENI - Auditorium della Stella - Spoleto (Pg) 14-15-16 Luglio 2017
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14 Luglio ore 20.30

15 Luglio ore 17.00

16 Luglio ore 11.00

ATTI OSCENI
I TRE PROCESSI DI OSCAR WILDE



di Moises Kaufman
traduzione Lucio De Capitani
regia, scene e costumi Ferdinando Bruni Francesco Frongia
con Giovanni Franzoni, Riccardo Buffonini, Edoardo Chiabolotti, Giusto Cucchiarini, Ludovico D’agostino, Giuseppe Lanino, Ciro Masella, Filippo Quezel, Nicola Stravalaci
assistente regia Giovanna Guida
assistente costumi Saverio Assumma
produzione Teatro dell’Elfo

"La pièce di Moises Kaufman mi ha colpito per il suo essere qualcosa di assolutamente nuovo, pur riconoscendo il suo debito col teatro di Brecht e di Piscator. Quello che trovo elettrizzante in Atti osceni è la dialettica fra carnalità e intelletto/storia/politica. Basta guardare, per esempio, la scena terrificante, divertente e sensuale in cui gli ex compagni di bagordi di Wilde, le sue marchette, lo tradiscono per riuscire a salvarsi. Nel suo intreccio di avidità, intelligenza, brillante dialettica, hubris, conflitto di classe, tragedia e commedia il testo qui raggiunge una dimensione shakespeariana, il che non significa una posizione di retroguardia, dal momento che in questi tempi di drammaturgia cauta, modesta e circospetta nell’allontanarsi dai confini del quotidiano, gli scrittori più genuinamente radicali della nostra epoca sono impegnati a (ri)scoprire l’inesauribile vitalità di Shakespeare".  Così si esprime entusiasticamente uno dei più grandi autori teatrali dei nostri tempi, Tony Kushner, il cui lavoro potente – Angels in America - ha accompagnato il Teatro dell’Elfo in alcune fra le più belle stagioni della sua storia. E in effetti il testo di Moises Kaufman travalica i confini di una pur appassionante ricostruzione dei tre processi subiti da Oscar Wilde nel 1895 - processi che lo portarono alla durissima condanna a due anni di lavori forzati e alla morte civile e artistica - per trasformarsi in un rito teatrale in cui si parla di arte, di libertà, di teatro, di sesso, di passione. Il processo allo scrittore irlandese diventa il processo a qualunque artista proclami con forza l’assoluta anarchia della creazione. Dopo il Wilde doloroso de La ballata del carcere di Reading di Elio De Capitani, quello sensuale e "trasgressivo" della Salomè tutta maschile di Bruni/Frongia e quello ironico e satirico de Il Fantasma di Canterville di Ferdinando Bruni, Bruni e Frongia aggiungono un nuovo tassello alla ricognizione nell’opera di questo scrittore notissimo e, proprio per questo, ancora tutto da scoprire. Atti osceni  mette al centro della scena un’aula di tribunale in cui a tratti nel serrato dibattito si aprono squarci poetici e incursioni commoventi nell’opera del poeta, facendo emergere la figura stessa di Wilde, artista e soave, impietoso fustigatore di tutte le ipocrisie di una società come quella vittoriana, epitome di tutte le società ipocrite.  I nove interpreti provenienti da diverse esperienze teatrali compongono il cast di questa nuova produzione, che debutta al Festival di Spoleto in un allestimento scenico che si adatta allo spazio peculiare dell’Auditorium della Stella, per poi replicare in autunno all’Elfo Puccini di Milano: Giovanni Franzoni nel ruolo di Oscar Wilde, Giusto Cucchiarini, Giuseppe Lanino, Ciro Masella, Nicola Stravalaci e i giovani under 30 Riccardo Buffonini, Edoardo Chiabolotti, Ludovico D’agostino, Filippo Quezel. Il testo, con la sua struttura che chiede agli attori la capacità di farsi "narratori" e nel breve volgere di qualche battuta "personaggi", di passare da un rapporto diretto col pubblico alla ricostruzione di un altro luogo e di un’altra epoca, ci permette di  proseguire la nostra fruttuosa ricerca nel teatro neo-brechtiano di matrice anglosassone, il cui più recente e felice risultato è stato Frost/Nixon di Peter Morgan. Dice Moises Kaufman: "Nel lavoro di costruzione di Atti osceni – I Tre Processi di Oscar Wilde erano due le cose che mi interessavano: primo, volevo raccontare la storia – una possibile storia – di questi processi. E secondo, ero interessato a usare questa storia per continuare il mio lavoro di esplorazione sulla forma e il linguaggio teatrale. Più precisamente: come può il teatro raccontare la Storia? Man mano che procedevo nel lavoro, mi accorgevo che esistono varie versioni di quello che era successo durante quei processi, a seconda delle persone coinvolte: George Bernard Shaw, Lord Alfred Douglas, Frank Harris, Oscar Wilde, ognuno raccontava una sua personale, e a volte molto diversa, storia di quanto era accaduto.  Mi sembrava che ogni tentativo serio di ricostruire questa vicenda doveva dare conto, in un modo o nell’altro, di questi differenti punti di vista. Tutto questo mi metteva di fronte a un problema molto stimolante: come creare una pièce che contenesse tutta la molteplicità di queste storie e nello stesso tempo conservasse una linea drammaturgica coerente. Come regista, poi, mi sono reso conto che una ricostruzione di questo tipo poneva numerose altre questioni. Non appena gli attori cominciavano il lavoro di interpretazione di questi personaggi storici, inevitabilmente aggiungevano ai loro ritratti qualcosa che aveva a che fare con le loro storie personali, con la loro "versione"di chi erano questi personaggi e di cos’era al centro dei loro conflitti. Mi sono reso conto che la pièce doveva rendere visibile questa "presenza", la presenza degli attori che raccontano la storia. Il testo che alla fine ne è uscito rappresenta un tentativo di elaborare tutte questi temi".

 

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